Fino a pochi anni fa, parlare di spazio significava guardare lontano. Oggi, per molte grandi imprese italiane, significa guardare meglio ciò che accade a terra: filiere, infrastrutture, consumi, rischi.

Il cambiamento non è teorico, ma operativo — ed è già in corso.

Con queste premesse si è aperta a Milano, lo scorso 23 aprile, la decima edizione di Primavera dell’Innovazione – Orbiting the future of Industry, l’evento annuale organizzato dalla Fondazione E. Amaldi in collaborazione con Deloitte e dedicato all’evoluzione della Space Economy e del trasferimento tecnologico in Italia. In una sala gremita di addetti ai lavori e protagonisti del settore, il pomeriggio ha messo in luce il ruolo sempre più centrale della Space Economy per le grandi imprese italiane.

<< Lo spazio è un’economia reale di adesso e non futura >> così sono iniziati i saluti di benvenuto di Fabio Pompei, CEO di Deloitte Central Mediterranean. Con 400 aziende, 15.000 utenti e una crescita double digit di 4 miliardi e mezzo, il settore spaziale italiano si caratterizza per una poliedricità di applicazioni ancora in larga parte da esplorare.

<< Tantissime sono le realtà che possono avere un vantaggio competitivo attraverso l’accesso allo spazio >> ha poi proseguito Stefano Alfonso, Growth Leader di Deloitte Central Mediterranean, anticipando l’ambito d’indagine di The Sky is (not) the limit, studio Deloitte nato per sviluppare strategie di investimento e collaborazione nei nuovi ecosistemi della Space Economy.

I punti chiave sono emersi subito con forza: la Space Economy sta vivendo una transizione da mercato elitario ad ecosistema in espansione, in cui il settore downstream assume un ruolo centrale, anche grazie alla spinta di startup e PMI. Attualmente, il mercato italiano registra un fatturato complessivo di 4,5 miliardi di euro nel 2024, con un tasso di crescita del 12,3%, posizionando l’Italia come sesto Paese al mondo per rapporto tra investimenti spaziali e PIL e terzo in Europa per contributi al budget dell’ESA.

<< Abbiamo delle debolezze strutturali perché dipendiamo, come ecosistema spaziale, dalla domanda pubblica. Ci sono tantissime aziende ma anche opportunità di aggregazione, come quella di trasformare lo spazio in un servizio, attraverso delle partnership strategiche >>, ha affermato Giorgio Mariani, Space Leader Italia e partner Deloitte.

Il ruolo operativo dell’Italia è stato evidenziato per sottolineare il potenziale di sviluppo del Paese e la sua solida capacità manifatturiera: con 13 distretti tecnologici regionali, ognuno caratterizzato da una propria eccellenza, l’ecosistema italiano risulta oggi frammentato ma con elevate opportunità di consolidamento.

<< Con l’87% di imprese già attive nell’uso di asset spaziali, le collaborazioni strategiche possono sostituire attivamente la necessità di ricerca e sviluppo >> ha poi proseguito Giorgio Mariani, sottolineando come le partnership non rappresentino solo una scelta collaborativa, ma una condizione strutturale per la competitività del settore.

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Dai dati satellitari ai servizi: l’evoluzione del downstream e delle applicazioni ESA 

Proprio questo è stato il punto da cui è iniziata la tavola rotonda ESA Business applications: soluzioni e opportunità per l’industria italiana tramite le tecnologie spaziali, in cui sono state presentate le possibilità offerte dal programma Esa Business Applications and Space Solutions e il ruolo dei dati satellitari e della loro integrazione con altre tecnologie all’interno di filiere strategiche. 

Il confronto è iniziato con  Enrico Spinelli, Applications Engineer, Agenzia Spaziale Europea, che ha presentato dettagliatamente le opportunità offerte dal programma ESA BASS e  le relative procedure di accesso, fornendo una guida operativa per le aziende interessate. Il focus si è incentrato sulla vasta gamma di opportunità offerte dalle tecnologie spaziali downstream, tra cui spiccano: la trasmissione di dati satellitari, il monitoraggio ambientale, i sistemi avanzati per la sicurezza e la sorveglianza, la connettività ultraveloce e il monitoraggio di siti, impianti e infrastrutture.

<< L’obiettivo principale nel settore del downstream è quello di ridurre il gap tra dato satellitare e il cliente finale, ovvero l’industria. Questo perché spesso il valore aggiunto può essere estratto dal dato satellitare >> ha poi commentato Giorgio Pasquali, Product Manager di SERCO, sottolineando come la sua stessa azienda stia vivendo un’importante fase di transizione, spostando il suo baricentro dal settore dell’upstream e  ground segment verso il downstream con l’obiettivo di commercializzare servizi basati sull’osservazione della Terra. 

Il processo per rendere il dato accessibile all’industria,  secondo Giorgio Pasquali, è il seguire un processo in tre frasi: analisi del cliente, costruzione del servizio e rinnovata accessibilità. Nell’esempio portato da SERCO, tutto questo si va a tradurre in un’attenta analisi del dato fornito, così da non rischiare di generare errori replicabili lungo tutta la catena del servizio. Queste competenze d’indagine sono ora impiegate in importanti programmi nazionali ed europei, come la costellazione IRIDE e il progetto DestinE (Destination Earth). Quest’ultima è un’iniziativa della Commissione Europea finalizzata alla creazione di un digital twin del pianeta, con l’obiettivo di monitorare e prevedere l’interazione tra i fenomeni naturali e le attività umane.

Fondamentale la testimonianza di Donato Cillis, Responsabile dei progetti di agricoltura di precisione presso Consorzi Agrari d’Italia, che si è focalizzato sulle sfide e le barriere legate all’adozione delle tecnologie spaziali nel settore Agritech. All’interno della sua analisi, particolare attenzione è stata dedicata alla sfida del trasferimento di conoscenza, sottolineando come la barriera principale non sia più di natura prettamente economica ma culturale. Cillis ha espresso l’importanza di trasferire il know-how agli utenti finali e ai consulenti affinché “parlino la stessa lingua”. In questo caso, l’obiettivo è rendere la figura dell’agricoltore autonoma nell’utilizzo dei dati telerilevati: ad oggi, in Italia, più del 60% delle macchine agricole italiane risulta equipaggiato con queste tecnologie.  << Con circa 13 milioni di ettari caratterizzati da una varietà di colture e terreni, il territorio nazionale richiede soluzioni sartoriali e chirurgiche, capacità di intercettare le esigenze specifiche di ogni singola azienda agricola >>, individuando così nel dato spaziale la chiave per migliorareil settore agricolo, trasformandolo attraverso una conoscenza più profonda e scientifica del territorio.  

Eleonora Lombardi, Esa Business Applications Ambassador per l’Italia, in veste di moderatrice del panel ha sottolineato con forza come il dato oggi non possa più essere inteso solo come uno “strumento tecnico” ma piuttosto un asset economico strategico da valorizzare lungo tutta la filiera. In questo contesto, sono stati determinanti gli interventi di Gaetano Volpe CEO di Latitudo 40 e di Giovanni Quacquarelli, CEO di Titan4, due aziende italiane attive da tempo nel campo delle applicazioni basate sui dati satellitari. Entrambi i relatori hanno sottolineato un concetto chiave: l’obiettivo non è più la “vendita della tecnologia” fine a sé stessa, ma l’offerta di soluzioni tecnologiche integrate mirate a risolvere un problema specifico. In questo contesto, gli strumenti satellitari hanno il compito e la capacità di colmare le lacune operative dei clienti.

Nel caso di Latitudo 40, questa decisione si riflette nello sviluppo di algoritmi di intelligenza artificiale in grado di automatizzare i processi  e rendere l’osservazione della Terra ubiqua e invisibile, simile al processo usato nei sistemi GPS. Un esempio è stato il lavoro per la città di Milano: l’azienda ha infatti presentato un un sistema di urbano per i monopattini Dott basato sui dati climatici dove non viene indicata la rotta più breve ma quella con la miglior qualità dell’aria. Volpe ha sottolineato l’importanza strategica di saper dire di no a richieste specializzate per mantenere il focus sul prodotto, attirando così capitale privato e allontanandosi dalla vendita di pura tecnologia. 

Analoga è stata l’esperienza presentata da Titan4, realtà focalizzata sul monitoraggio delle infrastrutture critiche e l’integrazione dei dati satellitari nei processi operativi complessi. Corroborati da un recente round d’investimento di 4 milioni di euro, il team di Titan4 lavora per trasformare il dato in insight strategici in campi come strade, porti, aeroporti ed energia. Secondo Giovanni Quacquarelli, il dato è da considerarsi come una “macchina del tempo che permette di guardare al passato”, offrendo ai propri clienti maggior consapevolezza del proprio patrimonio. A supporto di questa visione, è d’esempio il loro lavoro di monitoraggio di rischi idrogeologici durante le fasi di progettazione e costruzione dell’autostrada Asti-Cuneo. 

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Governare il dato: cybersecurity, AI e nuova economia della fiducia 

Le suggestioni presentate nella prima tavola rotonda sono state lo spunto di partenza per aprire il secondo panel della giornata Space Data: Compliance, Cybersecurity e AI in cui il valore del dato è stato analizzato come vero e proprio asset economico strategico da governare e proteggere lungo tutta la filiera. 

<< Sebbene il dato spaziale sia ancora percepito come un output tecnico, l’orientamento del mercato sta cambiando >> ha affermato Roberto Pasi, Amministratore delegato e Cofounder di MON5, startup italiana specializzata in cybersecurity per infrastrutture critiche e ambienti industriali. Questo fenomeno riflette il crescente interesse delle aziende nel presentare ai clienti soluzioni di business concrete, andando oltre la semplice descrizione della tecnologia. Pasi ha evidenziato come le imprese stiano individuando opportunità nell’uso dei dati spaziali in settori inattesi, citando in particolare il marketing, che secondo le sue previsioni, potrebbe beneficiare notevolmente dei dati spaziali per lo sviluppo di nuove strategie.

Una visione simile è stata quella presentata da Valerio Roscani, ESA BASS Deputy Ambassador per l’Italia, che ha descritto il settore come un sistema composto da “anelli” distinti — chi acquisisce il dato, chi lo trasforma e chi lo utilizza — che oggi faticano ancora a dialogare tra loro. In questo contesto, è stato evidenziato un dato fondamentale: nei prossimi dieci anni la Space Economy passerà dagli attuali 600 miliardi di dollari a 1.800 miliardi. Questo sviluppo sarà trainato in larga parte dal settore downstream, dove il valore si genera nella capacità di trasformare il dato in servizi e applicazioni industriali. Il vero punto di svolta sarà quindi la costruzione di un legame strutturale tra grandi aziende e PMI/startup, in grado di “raffinare e distribuire” efficacemente il valore lungo la filiera. 

In dialogo con la moderatrice del panel, Ilenia Pia Viceconti, Senior Manager Deloitte, il Deputy Ambassador ha infine richiamato l’esempio del GDPR: una normativa inizialmente percepita come un costo, ma poi evoluta in uno standard di qualità europeo, capace di generare un vantaggio competitivo rispetto ai player extra-europei. 

In questa direzione si inseriscono anche le future normative spaziali, come l’EU Space Act. A livello europeo, infatti, sono tanti i progetti avviati per supportare le PMI, fornendo strumenti e competenze utili a trasformare gli obblighi legati alla cybersicurezza in un vantaggio competitivo, rendendo le organizzazioni più “cyber-sicure”. Un esempio è Cyber Pro Train, progetto europeo dedicato a colmare il divario di competenze offrendo una formazione specializzata in linea con le direttive europee. 

Proseguendo con il suo intervento, Valerio Roscani ha rimarcato come, di fronte ai modelli di business statunitensi e cinesi, l’Europa possa distinguersi grazie allo sviluppo di un terzo modello, basato su affidabilità ed etica del dato, facendo leva sul vantaggio competitivo derivante da informazioni monitorabili, affidabili e tracciabili. 

Giovanni Martucci di Scarfizzi, Direttore vendite Europa per STARION Group, ha poi confermato come la rivendita del dato “puro” non possa essere considerato un elemento direttamente monetizzabile ma piuttosto un successo commerciale. << Bisognerebbe addirittura mascherare la sorgente spaziale >> ha suggerito Martucci di Scarfizzi, spiegando come in questo modo si possa evitare che le aziende meno esperte risultino “spaventate” dalla complessità del settore. 

All’interno del settore downstream, l’ambito AI è apparso ormai come un requisito di base fondamentale per l’automazione e l’estrazione di valore dai dati, nonostante continui ad esserci una forte resistenza alla sua adozione nella gestione diretta dei satelliti. << Il settore predilige sistemi robusti e collaudati, mentre l’AI spesso potrebbe prendere decisioni senza che se ne possano comprendere appieno le motivazioni >> è stata la sua spiegazione, corroborata dall’auspicio dello sviluppo di un modello di AI – Explainable AI – capace di superare tale resistenza. 

Con Denis Tredese, Chief Innovation Officer di Celestia Srl, il focus si è spostato sull’evoluzione tecnologica delle costellazioni satellitari e sulla loro capacità di garantire resilienza e sicurezza alle imprese. Il tutto si è basato su un dato fondamentale: attualmente sono presenti circa 15.000 satelliti operativi, di cui 10.000 nell’orbita bassa (LEO), situati tra i 300 e i 2000 km di altezza. Grazie alla vicinanza alla Terra, l’investimento richiesto oggi per l’hardware e la banda risultano essere 20 volte inferiori rispetto al passato, rendendo così lo spazio sempre più accessibile anche alle PMI e alla Pubblica Amministrazione. 

Come rappresentante di Celestia Srl, ha presentato l’approccio aziendale, focalizzato sulla creazione di data center all’interno di teleporti capaci di essere disconnessi da internet, rendendoli così protetti da cyber attacchi terrestri.   In caso di un attacco fisico, l’azienda può però decidere di spegnere “fisicamente” la fibra ottica e continuare ad operare utilizzando il sistema di backup del teleporto tramite connessione satellitare. Il satellite – durante l’intero panel – è stato indicato come strumento fondamentale per il disaster recovery in risposta alle principali minacce fisiche e cyber: disastri naturali, interruzioni di collegamenti terrestri, ma soprattutto casi di jamming (interferenze intenzionali) e la presenza di detriti spaziali (attualmente circa 40.000 oggetti superiori ai 10 cm in orbita bassa). 

L’intervento si è concluso con una previsione futura: circa 16.000 aziende (con oltre 10 milioni di fatturato) dovranno obbligatoriamente adeguarsi a standard di sicurezza sempre più elevati. Il modo più affidabile? Un sistema “cloud via satellite” capace di rispondere velocemente a tali obblighi normativi. 

Il tema della sicurezza è stato ripreso anche da Alessandro Zavatta, Presidente e Chief Operation Officer di QTI Srl, che ha illustrato le sfide e le opportunità legate alla sicurezza quantistica nel settore spaziale. Con uno sguardo verso il futuro, è stato evidenziato come i computer quantistici rappresentino un rischio immediato per la sicurezza dei dati a lungo termine, pur offrendo al contempo importanti prospettive in ambiti come l’analisi delle immagini e il settore medicale.   In questo contesto si inserisce QTI Srl, azienda dedicata allo sviluppo di sistemi di distribuzione di chiavi quantistiche esportabili in ambito spaziale per garantire comunicazioni resistenti alle minacce quantistiche. Zavatta ha infatti sottolineato come l’ambiente spaziale sia intrinsecamente più esposto rispetto a quello terrestre, rendendo l’integrazione di soluzioni di protezione avanzata un elemento di grande valore aggiunto. Nuovamente, è stato ribadito come le normative legate alla cybersicurezza (incluso il caso dell’EU Space Act) non rappresentino solo obblighi, ma leve commerciali fondamentali per valorizzare l’affidabilità e la sicurezza dei prodotti e delle infrastrutture italiane. 

Riconversione industriale: dall’automotive allo spazio e alla difesa

Con il focus sulla filiera italiana si è passati al terzo panel: La riconversione industriale dall’Automotive all’Aerospace & Defence, aperto dall’intervento del Brigadier Generale Alessio Grasso dell’Aeronautica Militare Italiana.

<< Ho vissuto in prima persona la trasformazione dei due settori >> ha rivelato, sottolineando come l’industria automobilistica stia subendo una trasformazione radicale a causa dell’aggressività del mercato cinese e del calo sensibile delle immatricolazioni in Europa. Al contrario dell’automotive, la difesa sta invece vivendo un forte aumento delle spese, superando la soglia target del 2% del PIL, spinta dalle attuali dinamiche geopolitiche. 

Il Brigadier Generale ha poi spiegato come oggi i sistemi d’arma siano progettati secondo una logica commerciale: per l’80% basati su tecnologie di derivazione civile e solo per il 20% dedicati effettivamente alla militarizzazione. È proprio grazie a questa apertura verso le tecnologie commerciali che il mercato attuale si trova nel momento opportuno per favorire un “travaso di capacità produttive e di ricerca” dal settore dell’automotive verso lo spazio e la difesa. 

<< Il mercato è aperto, le opportunità ci sono e l’Europa in questo sta crescendo >> queste sono state le prime informazioni fornite da Andrea Romiti, Amministratore Delegato APR & Vicepresidente AMMA. Portando la sua esperienza diretta come fondatore di APR, realtà dedicata alla produzione di equipaggiamenti fluidodinamici per aviazione e spazio, lo speaker ha spiegato come anche una PMI possa svolgere un ruolo di primo piano, nel design authority per la Stazione Spaziale Internazionale e il programma Artemis. 

<< Questo è il momento in cui l’industria automotive, ma più in generale quella extraspace, può guardare con interesse al mondo space >>, spiegando come l’Europa stia cercando non solo competenze tecnologiche ma anche capacità produttiva. In questo frangente è stata analizzata anche l’unicità del distretto aerospaziale piemontese, dove lavorano a stretto contatto importanti player del settore (come Leonardo o Thales Alenia Space) e un tessuto di PMI specializzate. 

Nonostante le ottime premesse, Andrea Romiti ha voluto richiamare l’attenzione della platea sulle sfide richieste dal mercato, prima fra tutte la necessità di un cambio di mentalità all’interno del settore, sia sul piano delle tempistiche (con una visione a medio-lungo periodo) sia su quello della cultura aziendale.

Riguardo il “dove” potrebbe avvenire un tale cambiamento si è soffermato anche Stefano Serra, Amministratore delegato di TESEO Spa, che ha sottolineato come, per aver successo nel nuovo panorama internazionale, non sia sufficiente possedere strumenti tecnologici all’avanguardia ma anche fare affidamento ad un ecosistema industriale capace di supportare la crescita e la velocità della transizione. 

Riguardo al “dove” potrebbe avvenire un tale cambiamento si è soffermato anche Serra sottolineando come, per avere successo nel nuovo panorama internazionale, non bastino strumenti tecnologici all’avanguardia, ma sia necessario un ecosistema industriale capace di sostenere crescita e velocità della transizione. La sua previsione si basa sull’idea che “l’esempio downstream, midstream e upstream può essere replicato anche negli altri settori”, evidenziando la scelta strategica di migrare verso difesa e spazio per crescere attraverso nuovi orizzonti temporali e operativi. 

<< Se si decide di cambiare mercato, bisogna farlo per un investimento strategico >> sono state le parole di Carmine Ferrenti, consulente indipendente Procurement, che dopo una panoramica del mercato automotive italiano ha sottolineato come il passaggio al settore spazio/difesa debba essere una scelta strategica, basata su un investimento serio e fattuale. Il patrimonio di tecnologie e processi sviluppato dal settore automotive negli ultimi 90 anni rappresenta infatti un asset rilevante, se adattato con criterio al nuovo ambito applicativo. Ferrenti ha inoltre evidenziato la necessità per l’imprenditore di investire costantemente in formazione, attrezzature e nuovi processi, accettando che, nel passaggio a un nuovo settore, anche i requisiti possano cambiare.

Il ruolo italiano si è rivelato centrale anche in questo panel. Alberto Carboni, Consulente per l’Aerospazio di Confindustria, ha illustrato la strategia nazionale per sostenere le imprese in questa transizione e posizionare l’Italia come leader nel contesto globale. Durante il suo intervento, ha sottolineato come l’obiettivo non sia necessariamente individuare nuovi integratori, quanto piuttosto valorizzare competenze manifatturiere già esistenti, diversificando lungo l’intera catena del valore.

<< Dobbiamo capire come accompagnare questa diversificazione in modo tale che sia sinergica e non crei competizione interna, perché questo è il settore che ha la più grande propensione agli investimenti in ricerca e sviluppo. Se iniziamo a creare competizione interna al Paese per supportare la diversificazione, otteniamo l’effetto opposto rispetto a quello auspicabile in questo momento >>, ha indicato, citando come oggi l’Italia sia al terzo posto nel blocco NATO per competitività, subito dopo Stati Uniti e Francia, a conferma di una forte capacità di permeabilità nei mercati internazionali. Queste sono le premesse – ha spiegato Carboni – con cui Confindustria guarda a un mercato globale che entro il 2035 raggiungerà i 1.600 miliardi di euro.

L’Europa dello spazio tra divario globale e leadership qualitativa 

Primavera dell’Innovazione si è conclusa accompagnata dalle parole di Lorenzo Scatena, Segretario Generale della Fondazione E. Amaldi, che ha delineato come, ad oggi, esista un grande divario tra realtà extra europee – prima tra tutte SpaceX – e l’Europa. << I numeri parlano chiaro >> ha ribadito, sottolineando come, lo scorso anno, i lanci americani siano stati 170 contro i soli 8 europei. Anche in termini di capacità di trasporto in orbita, la differenza è ancora più marcata: SpaceX ha movimentato circa 2.400 tonnellate di materiali, contro le 16 di Ariane Group, unico operatore europeo attuale.

Nonostante il divario numerico, l’invito è stato quello di non accettare una situazione simile, ma piuttosto di valorizzare l’eccellenza manifatturiera italiana e la volontà di mantenere il Paese al centro del settore, come dimostrato anche dalla contribuzione di 33 milioni di euro al programma ESA ACCESS-BASS, la più alta a livello europeo.

La strategia italiana deve – e può – puntare all’“insostituibilità qualitativa”, legata non solo all’espansione del mercato, ma anche al riconoscimento internazionale dell’heritage e della qualità espressa in ogni fase del processo. Basti ricordare che, solo 25 anni fa, l’Italia, tramite Alenia Spazio, era l’unica nazione in grado di assemblare un satellite a settimana per la costellazione Globalstar, una competenza che il Paese oggi punta a rilanciare.

Il punto fondamentale per sostenere questo processo è promuovere un approccio imprenditoriale tra i giovani, affinché non siano solo manager o funzionari, ma portatori di una mentalità innovativa e visionaria.

A conclusione del suo intervento, Lorenzo Scatena ha invitato il pubblico a farsi ambasciatore della New Space Economy, informandosi e utilizzando gli strumenti messi a disposizione dall’ecosistema per proseguire in questo percorso di avvicinamento.

Primavera dell’Innovazione ha rappresentato un momento cruciale di confronto per definire la New Space Economy italiana ed europea, non più come settore di nicchia per specialisti ma piuttosto motore industriale trasversale capace di ridisegnare la competitività globale.

L’Italia ha espresso il suo desiderio di inserirsi come motore industriale all’interno di una nuova promessa europea futura basata sull’etica, l’affidabilità e tracciabilità del dato, puntando a nicchie di mercato dove la qualità tecnologica italiana si riconferma insostituibile.

L’evento ha rappresentato una vera e propria chiamata all’azione rivolta a imprenditori e giovani, esortandoli a farsi promotori di un ecosistema che sappia integrare ricerca, industria e finanza, al fine di garantire all’Europa un’adeguata sovranità tecnologica.

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